Il territorio di Brossasco rivela una evidente etereogenità che trova riscontro fra un entroterra veramente alpino e le terre basse di un ampio bacino di fondovalle. A monte del capoluogo, la confluenza del sotto bacino di Gilba con il bacino del Varaita con gli apporti alluvionali ha creato un ampio e lungo slargo fluviale ch ein ogni tempo ha favorito l'agricoltura, e che in tempi più recenti si è prestato ad un ampio sviluppo urbanistico. Oltre all'iniziativa privata fu anche grazie alle sue condizioni ambientali che Brossasco in questi ultimi decenni conobbe un discreto sviluppo imprenditoriale che poté , almeno nel fondovalle, porre un argine al grave fenomeno dello spopolamento che colpì gli altri comuni della valle Varaita. La complessità orografica giustifica la distribuzione degli insediamenti attorno ad un centro di servizi dominante ( il capoluogo) e tre centri secondari: il vallone di Gilba,la dorsale di San Mauro (l'Ubac) e il versante dell'aprico (l'Adrecc) che si estende ad anfiteatro alle spalle del capoluogo.

Il territorio del vallone di Gilba, già sottoposto nel medioevo a due feudi diversi, appartiene in parte al comune di Brossasco, ed in parte al comune di Sampeyre. A parte questa assurda divisione territoriale, la parte superiore del vallone (Gilba alta) che dal ponte sul torrente incomincia ad allargarsi in distese povere di densità arborea, ma ricche di pascoli, è un esempio di cellula umana di media montagna che si contrappone nettamente alla parte inferiore del vallone. La conformità del vallone è infatti tale che soltanto al di sopra della quota 1.100 le attività agricole possono trovare adeguato terreno ed espansione, e consentire la distribuzione degli insediamenti periferici, fra i quali la borgata Danna ha il maggior sviluppo urbanistico. A quota inferiore, Gilba bassa, posta sul brusco restringimento del vallone a causa delle conformazioni gneisistiche conta su piccoli e scarsi abitati. Sia la popolazione che l'economia agricolo-pastorale di Gilba bassa fu perciò sempre inferiore a quella di Gilba alta. Una saltuaria occupazione nelle cave di gneiss e l'emigrazione stagionale erano le uniche integrazioni di una economia agricola troppo povera. Le quote di Gilba bassa corrispondono con approssimazione a quelle del versante inverso di Brossasco (l'Ubac) dove gli insediamenti si limitano perlopiù alla dorsale della Duranda ,e più in basso al Bric d'la crus, mentre i terreni più fertili sono quelli della dorsale metodicamente disboscati, spietati e destinati nel passato alle colture cerealicole. L'aprico che fa corona alle spalle del capoluogo conta su insediamenti molto sparsi, perlopiù abitati isolati che mancano di una grossa via di comunicazione. La maggior concentrazione abitativa è rappresentata dalla borgata Tonda, ora disabitata. Sul basso versante dell'aprico sorge il capoluogo ad una quota che basta a garantirgli un adeguato margine di sicurezza contro le alluvioni del fiume.

Al centro del paese, il borgo medioevale ancora facilmente individuabile per i resti delle mura, per i grandi portali, per la regolarità della rete viaria, era il centro della vita comunitaria e dei traffici. Più discosto ed elevato era il castello e in periferia lungo i corsi d'acqua si sviluppava tutta una gamma di servizi artigianali connessi alla vocazione prettamente agricola della comunità, quali mulini, fucine e frantoi. La planimetria del borgo medioevale di Brossasco indica chiaramente che si trattasse di un discreto centro di traffici, testimonianza di un'epoca di crescita civile e commerciale. Artisticamente, Brossasco presenta tutta una esemplificazione di epoche e di momenti culturali, una coesistenza di forme illustri accanto a forme dichiaratamente popolari. In via Marconi al n° 5 un bel palazzo ostenta un elegante coronamento ad altana, tipico delle abitazioni signorili. All'estremità della stessa via, ma sul alto opposto, si nota un affresco quattrocentesco raffigurante una Madonna in trono, documento interessante di pittura gotica, attribuita al Garneri e datata 1492. Chiesa di Sant'AndreaNell'interno della Parrocchiale dedicata a Sant'Andrea, alla base del campanile restano le tracce di una antica cappella gentilizia con affreschi che raffigurano la strage degli innocenti, l'adorazione dei Magi, la Visitazione e la Presentazione al tempio, dipinti che secondo gli esperti risalirebbero ad epoca anteriore al 1420. Sulla strada provinciale all'estremità superiore del capoluogo l'umile cappella di San Rocco, conserva nell'interno una serie di eleganti affreschi del tardo '400 che illustrano la vita del Santo peregrino venerato dalla gente come uno dei protettori contro la peste. Sull'esterno delle pareti laterali sono raffigurati San Cristoforo, Giobbe, Lazzaro e San Bernardo.

Un altro interessante edificio religioso è la cappella di Madonna della Neve al limite del comune di Venasca, gravemente danneggiata da una frana nel 1757 e restaurata nel 1772. La Parrocchiale di San Sisto a Gilba, è priva di interesse architettonico ma contiene un prezioso ciborio datato 1590 e attribuito a Stefano Garneri. Caratteristica a Gilba alta è l'architettura delle abitazioni, la più conservatrice in fatto di stile di tutto il territorio di Brossasco. Alla borgata Danna un edificio con portale ad architrave monolitico ha tutto il carattere di una cassaforte in funzione dominante. L'essenzialità delle forme ed il gusto sono ben evidenziate da un ottimo stato di conservazione. Alla borgata Bianchi, un massiccio edificio ha come base portante un porticato solido e ben illuminato che ci riporta alla locale architettura chiesastica . Nel capoluogo, in largo Morbiducci sorge il "Monumento ai caduti di tutte le guerre ed alla pace" opera del brossaschese Alberto Rinaudo, inaugurato il 16 marzo 1985. Il monumento, tratto da un monoblocco di gneiss, nella sua essenzialità esprime tre figure fuse in un corpo solo, strettamente abbracciate, le fronti unite come a significare una fede incrollabile. La massiccia concentrazione umana avveratasi nel capoluogo di Brossasco dal dopoguerra, a scapito delle vecchie sedi abitative, e il contemporaneo sviluppo industriale, portarono nel centro e nella periferia di questo,un forte incremento edilizio condotto nella massima espansione. Oggi, Brossasco è conosciuto soprattutto per la produzione del mobile rustico che prende il nome di Valvaraita. La produzione del mobile ha ormai assunto in valle una grande importanza sia per l'economia di Brossasco sia perché è in grado di offrire parecchi posti di lavoro a giovani della media valle.
Istituzione del Comune
Con l’entrata in crisi e la perdita di autorità, verso la metà del 1100, dei Signori di Verzuolo, feudatari in Valle Varaita, la nascente borghesia locale costituita da artigiani, commercianti e proprietari terrieri rivendica il proprio ruolo che verrà in seguito, nel 1200, riconosciuto dai nuovi feudatari, i marchesi di Saluzzo.
Abitanti a inizio 900
2.817 abitanti dal censimento 1901
Abitanti attuali
1.113 abitanti al 31.12.2003